martedì, gennaio 20, 2004
[Foderine per auto]
In molti hanno cercato regole infallibili per dividere l'umanità in categorie, meglio se in due, fa più effetto.
Quelli che schiacciano il tubetto del dentifricio dal centro e quelli che lo arrotolano minuziosamente partendo dal fondo.
Quelli che prima di farla controllano se c'è la carta igienica e quelli che prima la fanno e poi controllano.
Quelli che ballano e quelli che fanno tappezzeria con il bicchiere in mano.
Quelli che piangono davanti a un film e quelli che prendono per il culo quelli che piangono davanti a un film.
Quelli per cui il bicchiere è mezzo vuoto e quelli per cui è mezzo pieno.
Quelli che a casa indossano le ciabatte e quelli che tengono le scarpe.
Potremmo andare avanti per ore ma ce n'è una che a mio avviso indica qualcosa di più della pignoleria, dell'ottimismo o della sensibilità di una persona.
Io l'ho battezzata "filosofia delle foderine per auto".
Proprio così, non chiamate la neuro.
Parlo di quelli che acquistano un'auto nuova di zecca e ne ricoprono i sedili con altrettanto nuove foderine che non toglieranno fino al giorno della rottamazione.
Se volete potete vederli come quelli che comprano il pane ogni giorno ma mangiano sempre quello del giorno prima perché altrimenti è un peccato.
Oppure quelli che hanno acquistato il divano in pelle di gnu ma non ne ricordano più il colore visto che il giorno stesso lo hanno coperto con il "Gran Foulard Bassetti".
Qualcuno lo chiama "atteggiamento conservativo di fronte alla vita" e forse è proprio così.
Purtroppo soltanto nei momenti oscuri delle nostre vite ci rendiamo conto di quante volte ci siamo caduti anche noi, di quante volte abbiamo adottato questa filosofia nelle piccole e grandi cose di tutti i giorni.
Solo in quei momenti ci rendiamo conto di quanto sia inutile e stupido.
E allora.
Allora penso che quella tappezzeria la voglio sporcare io, ci voglio rovesciare di tutto sopra, la voglio consumare a forza di usarla, voglio essere io a spegnerci sopra una sigaretta per sbaglio.
Poi, se nel frattempo non sarà arrivata l'ora della rottamazione, penserò alle foderine.
Almeno ci sarà qualcosa da coprire.
martedì, gennaio 13, 2004
Lavora come se non avessi bisogno di soldi.
Ama come se nessuno ti avesse mai fatto soffrire.
Balla come se nessuno ti vedesse.
Lo so, avrete già letto queste parole in una di quelle odiose catene di S. Antonio del web farcite di buoni sentimenti gratuiti.
Si, insomma, quelle mail così melense da far aumentare la glicemia appena finito di leggerle, tipo "la giornata dell'amicizia" oppure "regalami un sorriso".
Eppure.
Eppure c'è una verità profonda in quelle parole.
Concetti pressoché inapplicabili nella vita reale se non in pochi istanti sfuggenti.
Quegli istanti in cui ti sembra di vivere più intensamente, di vivere per te, a prescindere da dove va il mondo.
A prescindere da dove ti sta portando il treno sul quale sei salito, da dove ti sta portando la tua vita.
In quegli istanti balli "Sunday Bloody Sunday" saltando a piedi uniti con le mani in aria, mentre branchi di ragazzini trendy ti prendono per il culo.
In quegli istanti pensi che fare notte per finire quel documento non vale quanto addormentarti fra le braccia della tua donna.
In quegli istanti dimentichi che dire "ti amo" può renderti vulnerabile, e lo dici, come fosse la prima volta.
Quegli istanti sono gli scatti che vorrei custodire nell'album della mia vita.
martedì, gennaio 06, 2004
"E comunque guardi che sono un magistrato".
Fantastica.
Una frase da incorniciare, da tramandare ai posteri, nella migliore tradizione della commedia all'italiana con Edwige Fenech e Renzo Montagnani.
Ma facciamo un passo indietro.
Sono in moto sulla via Cassia ad una ventina di chilometri dalla capitale ed il freddo tagliente mi costringe a tenermi sui 70-80 Km/h se non voglio che le rotule mi si frantumino come cristallo.
La strada è larga, due corsie per senso di marcia, ed io procedo esattamente al centro di quella di destra.
Sto decidendo se deviare verso strade secondarie per godermi il paesaggio quando arriva il colpo.
Improvviso, imprevedibile, sono solo frazioni di secondo.
Il mio ginocchio sinistro viene sfiorato dal parafango dell'auto mentre il suo specchietto destro colpisce con forza il manubrio della moto.
Non so come non mi abbia colpito la mano sinistra ed ancor meno riesco a spiegarmi per quale miracolo sia riuscito a mantenere la moto dritta senza andare a sfracellarmi nella cunetta.
L'auto che mi ha tagliato la strada urtandomi procede ad almeno 120 km/h e davanti ai miei occhi si riporta sulla corsia di sinistra dalla quale proveniva accodandosi ad un paio di metri dalla macchina che ha appena lasciato passare.
Avrete visto questa scena un miliardo di volte, gli stronzetti che si chiedono strada sulla corsia di sorpasso e quello che una volta sorpassato gli si riattacca al culo per fargli vedere quanto è uomo.
Solo che stavolta uno di quegli stronzetti mi è venuto addosso e non ha neanche rallentato per vedere se i miei pezzi erano sparsi sull'asfalto della Cassia.
No, lo stronzetto se n'è andato a tutta birra come se niente fosse.
Ci vuole tempo per capire cosa stia succedendo in questi casi, una specie di stato di stordimento.
Quinta, quarta, gas.
In pochi secondi lo riprendo mentre è ancora lì sulla corsia di sorpasso.
Mi attacco al clacson e lo stronzetto rallenta.
Lo voglio vedere in faccia, perché una merda del genere deve avere una faccia di merda.
Poi, incredibilmente, è lui che mi fa segno di fermarci.
Lui capite? Non io, lui.
Allora lo mando a fare in culo, lo supero e me ne vado.
Dopo averci pensato su un pò, il tizio si accosta di nuovo e mi fa segno di accostare alla prossima piazzola.
A questo punto mi fa incazzare sul serio e mi viene voglia di ammazzarlo.
Allora mi fermo alla prima area di servizio con l'intenzione di vedere cos'ha da dire il pezzo di merda.
Voglio vedere cos'ha il coraggio di dire uno che, per gioco e per incapacità, ha appena rischiato di ammazzare un poveraccio che se ne andava per i fatti suoi.
Mi tolgo i guanti, il casco, e gli vado incontro pronto a dargli una testata sul naso al primo segno di aggressività.
E chi ti trovo?
Un'autentica faccia da pirla (giuro) che al mio "ma hai visto che mi hai quasi ammazzato?!" mi risponde "ma lei lo ha visto che ho dovuto evitare una macchina?".
Quale macchina imbecille?! Quale macchina?!
Dopo qualche esitazione mi spiega biascicando che ha dovuto "evitare" una macchina che gli lampeggiava dietro a tutta velocità.
Ma vi rendete conto? Lui lo chiama "evitare una macchina".
E poi, a suo dire, io dovevo camminare più a destra perché le moto non devono camminare al centro della corsia di destra bensì vicino alla cunetta, come le bici.
Per non parlare del suo specchietto rotto.
Io sto valutando se mi sta prendendo per il culo oppure sta veramente dicendo che è colpa mia.
Un senso di irrealtà si impadronisce di me e se fossi un vip a quest'ora uscirebbero fuori quelli di "Scherzi a parte" a darmi una pacca sulla spalla.
Invece no, non sono un vip e non c'è nessuna troupe di candid camera.
I suoi occhi ora sono sfuggenti e roteano come quelli di un pesce preso all'amo.
I miei occhi, invece, devono avere tutt'altro aspetto e mi sembra di sentire le vene del collo gonfiarsi.
E' a questo punto che, forse temendo una reazione violenta, lui pronuncia le magiche parole:
"E comunque guardi che sono un magistrato".
Che soddisfazione, pensavo di morire senza mai sentirle pronunciare.
"Lei non sa chi sono io".
Un classico della nostra italietta piccola piccola.
Se hai torto marcio, se sei scorretto da fare schifo, se non hai onore né morale, se qualcuno ti vuole giustamente aprire in due quella testa di cazzo che ti ritrovi, beh, vai tranquillo.
Basta che tu gli dica chi sei, che lo minacci di vendicarti utilizzando una qualunque forma di potere e sei a posto.
Tutto ok, tutto è lecito.
"Sono un magistrato".
E me lo dici anche?! Non hai vergogna?!
Mi stai dicendo che la sorte di qualcuno, criminale o innocente, si troverà o si è già trovata fra le mani di una merda d'uomo come te?!
Di uno che quasi mi ammazza per fare il cretino con la macchina e poi non rallenta nemmeno per vedere cos'ha fatto o per chiedere scusa?!
Mi stai dicendo che, anche se hai torto marcio, se dovesse essere la mia parola contro la tua allora la tua sarebbe quella di un magistrato?!
Questo mi stai dicendo?
Questa è l'italietta per la quale ho cantato l'inno nazionale tutte le mattine per dieci mesi?!
Queste sono le "istituzioni"?!
Questa è la democrazia di Pulcinella nella quale viviamo?
E la cosa peggiore è che ha ragione lui, se anche mi avesse ammazzato l'avrebbe fatta franca.
A questo ho pensato rientrando a casa dopo averlo lasciato tornare alla melma dalla quale proveniva, dopo essermene andato per non spaccargli la faccia sul serio.
A questo ho pensato mentre le gambe mi tremavano ancora per l'adrenalina accumulata.
Ha ragione lui ed io ho torto.
In compenso una volta arrivato a casa in tv davano Buona Domenica.

