lunedì, luglio 19, 2004
Succede che ti costruisci una vita.
Proprio così, una vita.
Ce l'hai messa tutta e perdio non è stato facile.
No cazzo, non lo è per nessuno.
Ginocchia sbucciate, il primo giorno di scuola, fiocco e grembiulino, la prima volta che ti innamori, lo studio, il lavoro, la donna della tua vita.
Poi succede che ti nasce un figlio e ti ritrovi padre.
Quella vita che hai faticato a costruire comincia a prendere forma.
Poi un altro figlio e un altro ancora.
Nulla è paragonabile a quello che provi quando li tieni fra le braccia, quando giochi con loro e ritrovi nei loro occhi quello che sei stato e quello che sarai.
Nulla.
Poi succede che sei sull'autostrada con il gomito poggiato sul bordo fra sportello e finestrino mentre la radio passa le hit dell'estate.
Loro ti aspettano e ci saranno baci e carezze, l'abbronzatura di tua moglie, bocche sporche di gelato, secchielli e palette.
"Papà posso fare il bagno? Mamma ha detto che posso..."
Poi succede che di fronte a te la strada finisce.
Così, semplicemente, finisce.
C'è solo un muro di fiamme e metallo.
Poi succede che le fiamme ti avvolgono.
E poi non succede più nulla.
Se c'è un disegno divino in tutto questo e se "le vie del Signore sono imperscrutabili" come dicono, beh, lasciatemi dire che mi ripugna.
Forse col tempo cancellerò l'idea delle fiamme e delle lamiere contorte, cercherò anche di allontanare il pensiero di quelle vite annientate.
Ma una cosa la terrò con me.
Un sorriso.
Il suo.
Addio Maurizio.

