martedì, novembre 23, 2004
[Haka]
Ringa pakia
(Batti le mani sulle cosce)
Uma tiraha
(Sbuffa col petto)
Da solo, un uomo vestito di nero urla a squarciagola al centro esatto dello stadio.
Le vene del collo si gonfiano e gli occhi si socchiudono per lo sforzo mentre microscopiche goccioline di saliva si liberano nell'aria.
Turi whatia
(Piega le ginocchia)
Hope whai ake
(Lascia che i fianchi li seguano)
Waewae takahia kia kino
(Sbatti i piedi più forte che puoi)
Mentre urla il capitano si guarda intorno lentamente con le spalle rivolte ai suoi uomini schierati in file rade ma ordinate.
Hanno corpi poderosi e ossa pesanti, i lineamenti del volto smussati come sassi sulla battigia a causa delle migliaia di colpi ricevuti.
La sua voce sembra provenire da qualche parte all'interno del suo stomaco, delle sue viscere, da un punto così profondo e remoto che potrebbe non appartenere a questi luoghi.
Una voce da un altro dove, forse persino da un altro tempo.
Ka mate! Ka mate!
(E' la morte! E' la morte!)
Ka ora! Ka ora!
(E' la vita! E' la vita!)
All'unisono gli uomini vestiti di nero iniziano la loro danza fissando con ferocia un nemico invisibile davanti a loro.
Le ginocchia flesse e le gambe larghe ben piantate sul terreno mentre battono a tempo le mani sulle cosce.
Non c'è bisogno di amplificazione per sentirli, nonostante le migliaia di voci e rumori provenienti dallo stadio gremito.
Ka mate! Ka mate!
(E' la morte! E' la morte!)
Ka ora! Ka ora!
(E' la vita! E' la vita!)
Quelle voci che urlano sillabe cadenzate così forte da vibrarti nel petto parlano di uomini accomunati da un obiettivo, un compito, per quanto futile possa apparire.
In questo preciso istante sono fratelli oltre le razze, che siano Maori dalla pelle brunita oppure bianchi dai lineamenti anglosassoni.
Uniti da uno sport dove l'orgoglio e l'onore contano ancora qualcosa.
Tenei Te Tangata Puhuruhuru
(Questo è l'uomo dai lunghi capelli)
Nana i tiki mai whakawhiti te ra
(Che ha preso il sole e lo ha fatto brillare di nuovo)
A causa delle loro divise rigorosamente nere si dice che portino il lutto dei propri avversari.
E mentre roteano gli occhi spalancati e si colpiscono il petto e gli avambracci, qualcuno sugli spalti ride di quel rituale anacronistico e lo fa guardandosi furtivamente intorno per controllare la reazione degli altri.
Ma è un ridere più imbarazzato che divertito, il riso di chi non sa bene come reagire di fronte a qualcosa che lo colpisce.
A, hupane A, kaupane
(Un passo verso l'alto Un altro passo verso l'alto)
A, hupane A, kaupane
(Un passo verso l'alto Un altro passo verso l'alto)
Perché loro sono gli All Blacks e questo è solo un campo da rugby.
Ma potrebbe essere la Nuova Zelanda di qualche secolo fa, prima che le compagnie delle Indie Orientali e poi la Gran Bretagna mettessero le mani sulle terre Maori con la scusa di difendere i poveri missionari maltrattati dai nativi.
Perché questo è solo uno sport e loro sono solo dei professionisti.
O forse sono l'orgoglio di un popolo guerriero che è ormai da secoli ospite nella propria terra.
Sono l'eco vivente di un suono lontano.
Whiti te ra
(Il sole brilla!)
giovedì, novembre 04, 2004
[Solo un bacio]
Ed infine succede.
Quando non te lo aspetti.
Quando ormai certi pensieri sono talmente ricorrenti, spietati, come una ferita che batte quotidianamente con la quale hai imparato a convivere.
Quando hai bestemmiato, sputato addosso agli altri e a te stesso.
Dopo esserti chiesto mille volte perché.
Dopo aver cercato una soluzione, una via, ritrovandoti ogni volta più impotente di prima.
Alla fine succede.
Ed è così sorprendente che non sei preparato.
Proprio così, non sei pronto, ti stai a malapena abituando a convivere con il tuo piccolo dolore da non riuscire ad accogliere come si deve la felicità.
Perché le botte di culo ci sono e se nella vita ne hai avute davvero poche non sei preparato.
"Ognuno è padrone del proprio destino"
"Il destino siamo noi a costruirlo"
"Se vuoi veramente qualcosa tutto è possibile"
Quanto volte abbiamo sentito lo psicologo di turno, l'espertone, il tuttologo da talk show, il Costanzo della situazione, spiegarci con quell'espressione saggia e paziente quali sono le regole della vita?
Beh, a me questa gente ispira violenza fisica.
Ottimisti del cazzo ai quali è andato tutto liscio.
State zitti, per piacere, zitti.
Se mi viene il cancro sono padrone del mio destino?
Se mi licenziano perché la mia ditta chiude non sono stato abbastanza bravo da costuirmi il mio destino?
Se non posso avere figli è perché non lo desidero abbastanza intensamente?
Zitti imbecilli, state zitti.
E allora lasciatemi piangere e ridere insieme.
Lasciatemi abituare lentamente perché non sono capace, ho dimenticato come si fa.
Tirerò fuori un paio di sogni da quel baule impolverato e li spolvererò sperando che non siano troppo rovinati.
Perché la fortuna è una puttana e si dice che le puttane non bacino i propri clienti.
Ma oggi la fortuna a baciato me.

