venerdì, marzo 25, 2005
[Il re è nudo]
Le sale, ampie e luminose, trasmettono una sensazione di ordine e sobrietà in chi le attraversa.
Mi guardo intorno lentamente e non posso non notare la disposizione dei quadri che sembra rispettare una sorta di equilibrio di forme, colori e dimensioni.
Ne hanno messa da parte di roba il vecchio Solomon e la nipotina Peggy Guggenheim: espressionisti, cubisti, futuristi, surrealisti e pop artisti.
Sembra una filastrocca ma davanti a me, finalmente, ho una carrellata di alcune delle opere dei più illustri rappresentanti della pittura del '900.
Una signorina vestita di rosso elargisce sorrisi ai visitatori mentre tiene d'occhio il tizio trasandato che ha passato l'ultima mezz'ora impalato davanti ad un Picassso in fondo alla sala.
Probabilmente i piedi e i polpacci le fanno un male cane ed uno psicopatico che gli sfregia un quadro mentre lei è di turno non è una prospettiva allettante.
Dopo un quarto d'ora di visita comincio a chiedermi seriamente cosa sia venuto a fare qui...
Poi ricordo la risposta.
E' la voglia di conoscere, di posare gli occhi su bellezze che non sono mai riuscito ad apprezzare e vedere cosa succede.
Stabilire un legame fra me e quel colore furioso, quelle forme deliranti che spesso sono frutto di genio incontrollato, disturbi mentali o stati di percezione alterati.
E così cerco di sgombrare la mente dai pregiudizi e dalle facili conclusioni dicendomi: "umiltà ragazzo, questi sono Picasso, Chagall, Kandinsky, Klee... mica pizza e fichi!".
E per un pò mi riesce, mi sforzo di trovare il bello in quelle opere e dove non ne trovo aspetto che mi arrivino sensazioni.
Belle o brutte non importa ma voglio emozioni.
Cazzo, da un'opera d'arte che vale più di tutto ciò che possiedo e che guadagnerò in tutta la mia vita almeno delle emozioni le pretendo.
E così è in alcuni sporadici casi.
Percepisco il movimento nel colore senza forma di un quadro di Balla, riconosco l'ordinata e codificata frammentazione nelle tele cubiste di Braque, riconosco la tenerezza e la dolcezza nei morbidi tratti di un Picasso e sento il gelo della morte entrarmi nelle ossa mentre fisso un mosaico di sedie elettriche di Warhol.
Insomma, non me la cavo male... finché non arriva il tracollo.
In rapida successione un paio di tele di Dalì mi intimano di grattarmi gli zebedei onde evitare terrificanti sciagure (ora che ci penso anche questa è un'emozione) mentre una serie di quadri di Chagall, Pollok e Mirò mi fanno seriamente pensare ad una candid camera.
Si perché mi rifiuto di credere che quella sia arte.
Vi prego, non ve ne abbiate a male, ma è davvero troppo per la mia limitata percezione.
Ma di cosa stiamo parlando?!
Possibile che nessuno abbia il coraggio di guardare una di quelle tele ed esclamare a voce alta "questo quadro fa cagare"?!.
Ci hanno talmente infarcito la testa fin dalle scuole medie con la storia che un certo tipo di arte "non ti piace perché non la capisci" che oramai ci sentiamo quasi in colpa se un quadro ci fa schifo.
Ma che vuol dire? La bellezza va forse spiegata?
Nel momento in cui vengo a conoscenza del fatto che un pittore stava sperimentando "l'automatismo psichico", assumeva sostanze stupefacenti o "teneva dei problemi seri con la capa" dovrei forse considerare le sue opere come arte piuttosto che una serie di segni e macchie di colore distribuite a cazzo su una tela?!
Sono assorto in questi miei pensieri artistico-sovversivi quando l'apoteosi mi si para davanti.
Un uomo sulla cinquantina, capelli radi, sciarpa di seta color pastello, occhiali con montatura d'osso e fodero dei medesimi appeso al collo studia con aria affascinata una tela di Mirò intitolata "Personaggio".
Accanto a lui un'appariscente ragazza sulla ventina mastica un chewing-gum ascoltando svogliata le colte spiegazioni dello "zio" (si dice così no?) nonché probabile pigmalione.
All'improvviso mi coglie un senso di distacco dalla realtà.
E mentre mi chiedo chi abbia avuto il coraggio di piazzare un dispositivo antifurto collegato ad un'opera tanto fetente, sfoglio la piccola guida fornitami all'ingresso della mostra.
Il commento alla tela in questione recita così:
"...le forme presenti rappresentano un enorme piede ed una testa con una bocca a tre "denti" atteggiata a un sogghigno. Nell'opera dell'artista, la stella simboleggia spesso gli organi genitali femminili, mentre il punto con quattro raggi rappresenta la visione di un occhio incorporeo."
Il quadro è questo.
Mi viene in mente quella favola...
D'accordo, se nessuno si decide lo dico io.
Il re è nudo!

