lunedì, maggio 09, 2005
[Legolas alle crociate]
Francia del XII° secolo.
Nell'alba gelida un gruppo di cavalieri crociati attraversa un paese sperduto fra le montagne.
L'atmosfera è azzeccata, la luce è realistica e la fotografia trasmette la cupa atmosfera medievale.
Ma ecco che ad un tratto sullo schermo appare lui, l'eroe, che martella ritmicamente una barra di ferro incadescente.
Trattandosi di Orlando Bloom il senso di déjà vu è inevitabile e ti aspetti che da un momento all'altro esca fuori Johnny Deep vestito da pirata ("La maledizione della prima luna" ndr).
Sono lì che mi chiedo chi a Hollywood abbia deciso che Bloom sia perfetto nel ruolo del fabbro/maniscalco che scopro che al nostro eroe è morto da poco un figlio e che la moglie si è appena suicidata.
Ma lui niente, continua a martellare impassibile il suo pezzo di ferro chiuso nel suo silenzio monoespressivo.
Per farla breve, i cavalieri crociati di prima arrivano da lui ed il più anziano di loro, senza troppi preamboli, gli rivela di essere suo padre e, già che c'è, racconta che a suo tempo se l'è spassata con sua madre e che, anche se lei non era del tutto d'accordo, alla fine c'è stata (come dire: un vero cavaliere).
Il nostro maniscalco accoglie la notizia come se avesse letto sul giornale che Emilio Fede vota Forza Italia ma, sotto sotto, probabilmente comincia a rimpiangere un tantino i giorni in cui girava spensierato vestito da elfo ossigenato ("Il signore degli anelli" ndr).
Il padre cavaliere gli propone quindi di venire con lui a Gerusalemme, terra nella quale potrà trovare fortuna e farsi una posizione.
E lui che fa?
Ci va, ovvio, ma non prima di aver fatto fuori quel fetente del prete del paese.
Da qui in poi morte e disgrazia su tutti coloro che hanno a che fare con il nostro eroe.
Per salvare lui muore subito la metà dei cavalieri del gruppo ed il padre, che schiatta pure lui a Messina prima ancora di prendere il mare, prima di tirare le cuoia lo nomina cavaliere (chiudendo la formula di investitura con un "ma a me chi m'ha cecate e venì a cercà stu strunz?").
Il nostro eroe, che dimostra l'entusiasmo di una ficus benjamin, salpa allora per la terra santa con la valigia di cartone tipo "comm'è amaro stu ppane".
La nave naufraga e muoiono tutti tranne lui.
Il maniscalco porta sfiga, ormai è chiaro.
Strada facendo si scopre che Legolas, pardon, il nostro eroe maneggia la spada come un maestro d'armi e che chiunque gli faccia rodere il culo lui lo ammazza.
Saraceni con mille battaglie alle spalle, cavalieri crociati, templari: ammazza tutti e non si spettina mai.
Ma torniamo alla narrazione.
Ok, tranquilli, accelero un pò.
A Gerusalemme in cinque minuti è il più figo del reame.
Lo conoscono tutti, lo amano, gli giurano fedeltà, uomini e donne se lo porterebbero a letto.
Il re di Gerusalemme rimane affascinato dalla sua verve da bradipo e si capisce subito che vuole farne il suo condottiero.
Nel frattempo lui eredita i possedimenti del padre in terra santa e scopre che al vecchio hanno rifilato una porzione di deserto fatta di polvere e sassi.
Ma lui non si perde d'animo, si guarda intorno e dopo una pausa piena di pathos dichiara: "qui quello che manca è l'acqua".
"Minchia!" esclamano i presenti autenticamente sorpresi ed impressionati da tanto genio.
Al che lui, che a tempo perso faceva pure il rabdomante, indica un paio di posti dove scavare e, a sorpresa, dopo mezza giornata di lavoro a un paio di metri di profondità si scopre tanta di quell'acqua che il giorno dopo i campi sembrano una risaia vietnamita.
Ma ecco il colpo di scena.
La principessa di Gerusalemme, grandissima gnocca dagli occhi di mare, si innamora perdutamente di lui.
Il pubblico in sala è disorientato... chi l'avrebbe mai detto?!
La situazione precipita.
Salah al Din, anche detto feroce Saladino, avendo i testicoli frantumati dalle continue provocazioni dei cristiani, decide di riprendersi Gerusalemme.
La città è assediata.
Ma il nostro eroe oltre ad essere maniscalco, grande maestro d'armi e rabdomante si rivela essere pure un abile stratega ed esperto di tecniche militari anti-assedio.
Prima dello scontro finale parla (non si sa in quale cazzo di lingua) a tutta la gente di Gerusalemme: cristiani di ogni parte del mondo, ebrei, musulmani.
Il succo del discorso è che siamo tutti fratelli aldilà delle razze e delle religioni, che la guerra santa non ha senso ma che dobbiamo batterci per salvare le nostre famiglie e i nostri cari.
Insomma, il repertorio standard di qualunque politico occidentale post 11 settembre.
La battaglia è feroce.
Vola di tutto: frecce, lance, macigni, palle di pece infuocata, scud iracheni...
Si affettano e si squartano per un tempo indefinito e crepa una quantità di gente esagerata.
Ma non lui.
Lui campa, è un pò sudato ma ancora pettinato.
Alla fine si fa due chiacchiere con Saladino e baratta Gerusalemme per la salvezza dei suoi abitanti.
Siamo agli addii.
A Gerusalemme ora stanno tutti insieme appassionatamente per le strade e i cristiani fanno armi e bagagli per la partenza senza che nessuno li disturbi.
Fino al giorno prima si mozzavano la testa e si impalavano a vicenda mentre ora passeggiano uno accanto all'altro come se niente fosse.
"Facciamo a cambio? Io ti do la spada da crociato e tu mi dai la scimitarra..."
La principessa gnocca rinuncia ai suoi regni (pare ne abbia altri tre o quattro sparsi in medio oriente) e segue il suo amato che ha deciso di riprendere a fare il maniscalco al suo paesello sperduto nel buco del culo delle montagne francesi.
Schermo nero a sfumare.
Musica epica.
Titoli di coda.
Ridley, perché l'hai fatto?

