venerdì, agosto 26, 2005
[Sto diventando grande lo sai che non mi va]
Ci siamo, di nuovo, come ogni anno.
Come ogni estate che mi è passata sulla pelle, sugli occhi, sulle labbra.
Quella malinconia lieve e garbata che ti prende piano piano con l'accorciarsi inesorabile di questi ultimi giorni d'estate.
E non è mai mancata all'appello, si è sempre presentata puntuale in questo periodo dell'anno ad accorciarmi i sorrisi ed a farmi sciogliere lo sguardo ed i pensieri in certi tramonti rossi di città.
E' come quel senso che ti prendeva alla fine di una festa di quando eri bambino, quando sapevi che potevi giocare ancora una mezz'ora ma poi i tuoi ti sarebbero venuti a prendere per tornare a casa.
Come certe domeniche mattina in cui ti sembra già di essere a lunedi.
Come una spiaggia deserta con la sabbia bagnata dopo la pioggia.
In fondo il metronomo della mia vita è sempre stata l'estate.
Con i suoi gelati, le sue spiagge affollate, le gonne leggere sulle gambe nude e quelle sere dolci di lucciole e sinfonie di grilli.
E poi la pelle abbronzata, l'odore della resina di pino, la canzone dell'estate e quel caldo di cui tutti si lamentano ma che in fondo ci asciuga l'anima bagnata d'inverno.
Ma più di tutto la leggerezza.
Che fossi al mare, in montagna o in un cortile assolato con le cicale che mi urlavano nelle orecchie mi sono sempre sentito leggero, col sole che mi scaldava il viso e le braccia scoperte.
Leggero, con tutta l'estate davanti a me come una promessa.
Beh, ci siamo, il mio metronomo ha quasi finito di segnare un'altra battuta e come tutte le estati, da venti anni a questa parte, per descrivere questi giorni non mi viene in mente niente di meglio che la canzonetta di due folli, simpatici ed un pò sfortunati, che stanchi di essere solo amici un giorno decisero di diventare "fratelli".
L'estate sta finendo
e un anno se ne va
sto diventando grande
lo sai che non mi va.
In spiaggia di ombrelloni
non ce ne sono più
è il solito rituale
ma ora manchi tu.
Languidi brividi
come il ghiaccio bruciano
quando sto con te.
Baciami
siamo due satelliti
in orbita sul mar.
È tempo che i gabbiani
arrivino in città
L'estate sta finendo
lo sai che non mi va.
Io sono ancora solo
non è una novità
Tu hai già chi ti consola
a me chi penserà.
Languidi brividi…
L'estate sta finendo
e un anno se ne va
sto diventando grande
lo sai che non mi va.
Una fotografia
è tutto quel che ho
ma stanne pur sicura
io non ti scorderò.
L'estate sta finendo
e un anno se ne va
sto diventando grande
anche se non mi va.
L'estate sta finendo
l'estate sta finendo...
[Righeira, 1985 - L'estate sta finendo]
lunedì, agosto 08, 2005
[Appartenenza]
Ci sono giorni che non si possono raccontare.
Non mentre li stai vivendo almeno.
Avete presente quando avete una macchina fotografica o una telecamera tra le mani e per la voglia di immortalare lo straordinario evento che avete davanti finite per vederlo solo attraverso il mirino dell'obiettivo?
Insomma, in qualche modo ne avete perso qualcosa.
Per me è lo stesso con certi giorni della vita, ho bisogno di viverli in silenzio per registrarne ogni attimo, suono, odore o più piccola sensazione.
Soprattutto quando so che quei giorni non torneranno mai più uguali.
Lei ora dorme a pochi metri da me.
Riesco a sentire il suo respiro mentre riflessi di luna le illuminano le guance e le ciglia sottili.
Mi rendo conto di poter trascorrere ore a guardarla, quasi potessi cullarla con gli occhi o avvolgerla in un velo d'amore.
Amore.
La cosa che più mi colpisce è in quanto poco tempo lei sia diventata indispensabile, fondamentale, imprescindibile.
Giorni?
Forse solo ore o addirittura minuti.
O forse dall'istante in cui, sdraiata sulla pancia della mamma, ancora sporca e tremante, ha aperto gli occhi per la prima volta e li ha rivolti verso di me.
Già, forse è stato esattamente quello l'istante in cui il suo nome si è inciso per sempre nella mia anima, così profondamente da non poterlo descrivere.
Si dice che la vita di un figlio non ci appartenga.
Ed in fondo è vero.
Lei è figlia dell'universo e di tutte le sue stelle, giunta fra le nostre braccia grazie all'unico vero miracolo davanti al quale tutti dovrebbero inginocchiarsi e ringraziare il proprio Dio, ammesso che ne abbiano uno.
Già, forse la sua vita nuova di zecca non mi appartiene.
Ma di sicuro la mia appartiene a lei.
Avrò cura di te piccola.

