venerdì, settembre 16, 2005
[I have a dream]
I due ragazzi sono lì che passeggiano mano nella mano per Villa Borghese.
C'è un bel sole caldo e lei lo guarda sorridendo, con lo zainetto in spalla, mentre lui si appresta a sgranocchiare spensieratamente il suo Duplo.
Ad un tratto un tipetto con la faccia da topo e l'aria da pirlino saccente si avvicina a loro e, senza preavviso, gli toglie il Duplo di mano.
I due ragazzi si guardano con espressione sorpresa ed interdetta mentre il tizio, addentando il Duplo, esordisce così:
"Non ci siamo proprio!
Manca l'approccio labiale!
No, perchè il dentale mi pettina il wafer tipo caimano,
ma è il labiale sulla crema che mi masterizza l'evento,
altrimenti la nocciola spasima e la leggerezza deraglia.
Più mistico!
Dentale, labiale...
Dentale, labiale..."
Il tizio è ancora lì che mastica il Duplo con le labbra a culo di gallina ripetendo "dentale, labiale" quando il ragazzo rivolge uno sguardo frustrato alla sua fidanzata.
Lei, di rimando, annuisce impercettibilmente.
La testata del ragazzo arriva fulminea e colpisce dentalelabiale in pieno viso fratturandogli il setto nasale e compromettendo gli incisivi superiori.
Il pirla ha ancora il boccone in bocca e numerose briciole dello snack sparse sulle labbra a culo di gallina mentre crolla a terra, come se qualcuno gli avesse tolto di colpo la sedia che aveva sotto al culo.
Il sangue sgorga copioso mischiandosi a quel che resta del boccone di Duplo e la ragazza ne approfitta per tirargli un calcio ben assestato alle costole fluttuanti.
Il ragazzo si china e, con movimenti lenti e misurati, estrae la metà residua del Duplo dalle dita contratte di dentalelabiale.
Prima di voltarsi la ragazza si rivolge al relitto umano ai suoi piedi dicendo:
"adesso mi sa che puoi fare solo l'approccio labiale, non è vero stronzo?!"
I due riprendono la loro passeggiata nel verde, mano nella mano, sotto il sole caldo.
lunedì, settembre 12, 2005
[Cloclo]
Magari sei in un bar oppure dal barbiere o ancora stai guidando una moto in una giornata di fine estate.
Magari la mente allenta la presa quel tanto che basta per lasciarsi andare, per scivolare lentamente nelle acque calme dei ricordi d'infanzia.
E così capita che riaffiorino immagini, suoni e visi dimenticati.
Così è capitato che mi tornasse in mente Cloclo.
Cloclo, all'anagrafe Claude François, nacque in Egitto da padre francese e madre italiana.
Aveva capelli biondi a caschetto ed uno di quei visi eccessivamente curati ed impomatati che ai giorni nostri gli avrebbero conferito un'indiscutibile etichetta gay.
Da ragazzo fu costretto a tornare in Francia con la famiglia ed a causa della malattia del padre si ritrovò genitori e sorella sulle spalle.
Ma Cloclo (leggasi "cloclò"), a dispetto del suo aspetto un tantino effeminato, aveva una determinazione ed un'ambizione impressionanti e, da simpatico figlio di puttana quale era, affrontò una gavetta lunghissima che lo portò a raggiungere una tale popolarità in Francia da rappresentare ancora oggi un'icona.
Chiunque lo abbia sentito cantare ed esibirsi ne ha sicuramente colto la singolare luce negli occhi.
Quel luccichìo di chi ha dentro qualcosa da dire, obiettivi da raggiungere ed un talento genuino.
Cominciò suonando la batteria per poi trovare la sua strada nel canto.
Attraversò tutti i generi di quegli anni con la massima disinvoltura: dalle cover in lingua francese dei successi d'oltre oceano al più melenso degli yé-yé, dal melodico-tritapalle stile Montand alla disco music anni '70.
Una scalata senza battute d'arresto che lo portò in pochi anni ad autoprodursi, comprare testate giornalistiche del settore e giocare con la propria immagine come nessun cantante in Francia (e davvero pochi in Europa) erano stati capaci di fare.
Ci sapeva davvero fare Cloclo, non c'è che dire.
Io ero solo un bambino ma lo ricordo ancora ballare coi pantaloni a zampa circondato da una mezza dozzina di gnocche in hot-pants come se ne vedevano solo al Crazy Horse.
Morì all'improvviso Cloclo, morì un pò da pirla.
Rimase fulminato a 39 anni mentre cercava di svitare una lampadina guasta appena uscito dalla vasca da bagno.
Che morte ingloriosa Claude, che beffa e che prezzo salato per rimanere un'icona.
Di lui mi resta un ricordo dolce di piovosi inverni parigini e vetri appannati, di spazzini che spingevano le cicche e le cartacce nei caniveaux mentre alla radio davano "Comme d'habitude".
Ah, già, dimenticavo... sicuramente quella canzone a voi non dice niente ed ancor meno vi diceva il nomignolo Cloclo prima che leggeste queste righe.
Eppure scommetto che la versione inglese che ne fece Paul Anka e che in seguito cantarono personaggi quali Frank "The Voice" Sinatra ed Elvis "The Pelvis" Presley qualcosa ve la dice.
Sbaglio?
And now, the end is near
And so I face the final curtain
My friend, I'll say it clear
I'll state my case, of which I'm certain
I've lived a life that's full
I've traveled each and ev'ry highway
But more, much more than this
I did it my way
Regrets, I've had a few
But then again, too few to mention
I did what I had to do
And saw it through without exemption
I planned each charted course
Each careful step along the byway
But more, much more than this
I did it my way
Yes, there were times, I'm sure you knew
When I bit off more than I could chew
But through it all, when there was doubt
I ate it up and spit it out
I faced it all and I stood tall
And did it my way
I've loved, I've laughed and cried
I've had my fill; my share of losing
And now, as tears subside
I find it all so amusing
To think I did all that
And may I say, not in a shy way
"No, oh no not me
I did it my way"
For what is a man, what has he got?
If not himself, then he has naught
To say the things he truly feels
And not the words of one who kneels
The record shows I took the blows
And did it my way.
[My Way (Comme d'habitude) - 1969]
Musica: C.François, J.Revaux
Testo: C.François, G.Thibault (trad. Paul Anka)

