Fahrenheit 451

giovedì, ottobre 13, 2005 

[Squallor]

Ha di nuovo unto il volante con l'olio del panino e questa cosa lo fa incazzare non poco.
Del resto è così, se ti piacciono i panini con il prosciutto e le melanzane sott'olio devi metterlo in conto, soprattutto se a metà dello spuntino arriva una chiamata e tu devi salire di corsa sull'ambulanza e partire a tutta manetta.
Sono anni che fa questo mestiere ma non riesce ancora ad abituarsi a quella leggera stretta che lo prende allo stomaco quando va a prendere qualcuno.
Quel pizzico di umana curiosità che lo fa sentire colpevole e quella paura serpeggiante di trovare chissà quale disgrazia ad aspettarlo.
Per fortuna stavolta la chiamata viene da una casa e non dalla stradale, quando ti chiamano loro devi aspettarti il peggio.
A volte trovi gente ridotta talmente male che faresti prima a raccattarla con una paletta piuttosto che caricarla in barella.
Sono cose difficili da mandar giù e nemmeno i paramedici ci si abituano mai fino in fondo.

La sirena urla la sua rabbia dal tetto dell'ambulanza mentre attraversa gli incroci quasi senza rallentare e dribblando le macchine con mestiere.
Quando ti chiamano da una casa non puoi fare a meno di farti un idea di chi stai andando a prelevare man mano che ti avvicini al quartiere.
Sarà un vecchietto in fin di vita sprofondato nel proprio letto in una casa popolare oppure un avvocato di successo colto da un infarto mentre si divertiva con la segretaria?
Un padre di famiglia con una colica renale, un barbone disperato che si sta uccidendo a forza di alcol o ancora una partoriente che ha fatto male i conti?
In tanti anni ne ha viste di tutti i colori, uomini, donne, anziani e bambini, tutti sulla sua ambulanza, tutti di corsa all'ospedale con la sirena che urla il dolore di quei poveracci.
Se c'è una cosa che ha imparato è che le disgrazie ti trovano senza che tu vada a cercartele.
Non tengono conto del contesto, non gliene frega niente se ti stai sposando, se sei sulla tazza del cesso o stai facendo l'amore.
Gliene frega ancora meno dell'età, della classe sociale o se di sfortuna nella vita ne hai già avuta abbastanza. 

Come al solito un centinaio di metri prima di arrivare a destinazione spegne la sirena e nella sua testa scattano le procedure automatiche che ha ripetuto centinaia di volte.
Parcheggia di fronte al portone elegante, scende e aiuta i paramedici a tirare giù l'attrezzatura poi, insieme al suo collega, prende la barella ed entra nell'edificio.
Di solito non c'è nessun campanello da suonare, trovi sempre qualcuno con il volto tirato, se non disperato, che ti fa strada.
Stavolta niente, il portone è aperto e non gli rimane che salire su in fretta fino al piano che è stato segnalato nella chiamata.
Una porta socchiusa è l'unico indizio ed una volta entrati si bloccano nell'ingresso con il fiatone.

Un trans attempato che sembra una delle comparse di Thriller li accoglie con fare imbarazzato e gli fa cenno di seguirlo.
Dopo un paio di secondi di titubanza il gruppetto si muove preparandosi mentalmente ad avere a che fare con un tentativo di suicidio, le conseguenze di una lite violenta o qualcosa del genere.
La scena che si offre ai loro occhi è a metà strada tra il comico e il tragico.
Nella stanza ci sono altri due trans (siamo a quota tre) con l'aria nervosa e preoccupata mentre sul letto giace una figura rantolante.
Il gruppetto si avvicina e dopo le prime verifiche appare evidente che il soggetto, maschio bianco sulla trentina, è fatto come una pigna di un cocktail di droghe di cui nessuno saprebbe ripetere la ricetta.
Mentre i paramedici lavorano sul tossico, un'improvvisa illuminazione trafigge la mente dell'autista-portantino come un fulmine a ciel sereno.
In un attimo quel viso con gli occhi vitrei ed un filo di saliva al lato della bocca scatena un susseguirsi frenetico di immagini.
I cancelli dello stabilimento industriale dell'ormai unico gruppo automobilistico italiano e gli operai che manifestano per la cassa integrazione e i licenziamenti.
Il tossico in questione vestito da fighetto ma con la felpa della marca di auto di famiglia che si trastulla agli eventi mondani in compagnia di una nota super gnocca, il tossico che riceve il tapiro d'oro, i congiuntivi avventurosi e le centinaia di foto di bella vita assortita pubblicate sulle riviste di gossip.
E poi i soldi a palate, il lusso sfrenato ed i meriti manageriali chiacchierati come, a quanto pare, le chiappe dei suoi amici presenti.

Allora si guarda intorno.
Guarda il tizio ripieno di roba come un bigné, guarda i trans, guarda lo squallore dell'intera scena e gli sembra già di leggere i titoli dei giornali:
"E' caccia agli spacciatori!", "Il male di vivere di chi ha tutto", "Il dramma di un giovane caduto nel vortice...".
Nel silenzio generale vede se stesso e gli altri scambiarsi un cenno d'intesa, raccattare armi e bagagli, salutare educatamente i trans ed andarsene a salvare la vita a qualcuno che le attribuisce ancora un valore.

Invece no.
La verità è che una volta intubato lo caricheranno su una barella, lo porteranno giù e si dirigeranno verso l'ospedale dove verrà posto in rianimazione e che, nel giro di poche ore, si trasformerà in un camping per giornalisti e fotografi.
La verità è che qualcun altro chiamerà il 118 e forse non ci sarà un'ambulanza a disposizione.
La verità è che forse qualcuno avrà un incidente sul lavoro oppure accompagnando i figli a scuola ed avrà bisogno di un posto in rianimazione.
E forse lo troverà occupato.
E forse dovrà cercarselo da un'altra parte.
E forse non ci arriverà in tempo.

La verità è che il volante è ancora un pò unto e questa cosa lo fa incazzare non poco.
E la sirena urla come sempre.
Ma stavolta avrebbe voglia di spegnerla.


(Ogni riferimento a persone e a fatti realmente accaduti è puramente casuale)

postato da centauro 15:52 | plink | commenti (28)