lunedì, agosto 08, 2005
[Appartenenza]
Ci sono giorni che non si possono raccontare.
Non mentre li stai vivendo almeno.
Avete presente quando avete una macchina fotografica o una telecamera tra le mani e per la voglia di immortalare lo straordinario evento che avete davanti finite per vederlo solo attraverso il mirino dell'obiettivo?
Insomma, in qualche modo ne avete perso qualcosa.
Per me è lo stesso con certi giorni della vita, ho bisogno di viverli in silenzio per registrarne ogni attimo, suono, odore o più piccola sensazione.
Soprattutto quando so che quei giorni non torneranno mai più uguali.
Lei ora dorme a pochi metri da me.
Riesco a sentire il suo respiro mentre riflessi di luna le illuminano le guance e le ciglia sottili.
Mi rendo conto di poter trascorrere ore a guardarla, quasi potessi cullarla con gli occhi o avvolgerla in un velo d'amore.
Amore.
La cosa che più mi colpisce è in quanto poco tempo lei sia diventata indispensabile, fondamentale, imprescindibile.
Giorni?
Forse solo ore o addirittura minuti.
O forse dall'istante in cui, sdraiata sulla pancia della mamma, ancora sporca e tremante, ha aperto gli occhi per la prima volta e li ha rivolti verso di me.
Già, forse è stato esattamente quello l'istante in cui il suo nome si è inciso per sempre nella mia anima, così profondamente da non poterlo descrivere.
Si dice che la vita di un figlio non ci appartenga.
Ed in fondo è vero.
Lei è figlia dell'universo e di tutte le sue stelle, giunta fra le nostre braccia grazie all'unico vero miracolo davanti al quale tutti dovrebbero inginocchiarsi e ringraziare il proprio Dio, ammesso che ne abbiano uno.
Già, forse la sua vita nuova di zecca non mi appartiene.
Ma di sicuro la mia appartiene a lei.
Avrò cura di te piccola.

